Storia

Inizi del 1600

... che venga eretta una cappella nella Piazza Grande alla Santissima Vergine per salutarla ogni sera devotamente

La Madonna di Piazza Grande è una bella statua risalente ai primi anni del '600, immagine molto amata dai pavesi fin dall'originaria collocazione sul Palazzo del Broletto, nel cuore amministrativo e commerciale della città.

La vicenda della Madonna di Piazza Grande si intreccia con la storia della città ed ha inizio da una proposta a Padre Amanzio, predicatore dell'Ordine di S. Domenico, «che venga eretta una cappella nella Piazza Grande alla Santissima Vergine per salutarla ogni sera devotamente, come si costuma in quasi tutte le città vicine».

Notizie circostanziate di questo avvenimento sono contenute in un prezioso libretto del 1903 su "La Madonna di Piazza Grande", di Mons. Rodolfo Majocchi, Rettore del Collegio Borromeo, che le acquisisce da documenti del vecchio Archivio Comunale, allora giacente presso il Museo Civico, di cui Majocchi era direttore [1].

Di Padre Amanzio non si conosce che il nome e non si sa se appartenesse al Convento di S. Tommaso (ex Caserma Bixio - oggi sede universitaria) o se fosse stato chiamato a Pavia per una predicazione straordinaria.

Quello che è certo è che la sua esortazione non cade nel vuoto e il Majocchi sottolinea: «Pavia fu sempre devotissima alla Gran Madre di Dio e perciò disposta e inclinata a tutto ciò che contribuisce al di lei onore».

Lo dice il numero stragrande delle Chiese dedicate nella città e nelle diocesi a Maria e, per tacer d'altro, lo dice la chiara testimonianza dell'Anonimo Ticinese[2], che fin dal 1330 scriveva: «I pavesi nutrono una devozione massima alla Regina del cielo e della terra e ciò fino dai tempi più antichi ... E credo fermamente che Pavia sempre si sostenne ... per la protezione incessante di Lei ... alla quale i cittadini assiduamente si raccomandano».

La proposta di Padre Amanzio viene quindi accolta dalle Autorità e si apprende dal verbale della seduta di Provvisione del 7 agosto 1601 che i decurioni Giovanni Antonio Oppizzoni e Guglielmo Bellingeri vengono incaricati di provvedere «all'esposizione dell'immagine in luogo convenevole, rispondente sulla Piazza Grande perchè, tutte le volte si desse il segno dell'Angelica Salutazione, potesse dal popolo presente essere salutata e umilmente e con devozione venerata». Le spese dell'opera sono a carico del Comune.

Nell'ambito del mandato, l'Oppizzoni e il Bellingeri, aiutati da alcuni periti, scelgono il luogo opportuno e danno inizio ai lavori per l'adattamento della loggia del Broletto e il 7 giugno 1602 si accordano con lo scalpellino Giovanni Battista Moti «per la costruzione della "nigia" (cioè della nicchia) per la statua della Vergine Maria N.S. con altri suoi ornamenti».

Il Moti si impegna ad impiegare pietra di Angera «bona et bella», ben lavorata, e a terminare i lavori per la festa del mese di agosto. Ma la nicchia non fu pronta per il 15 agosto, mentre la Statua risulta già pronta e benedetta dal Vescovo Ghislieri; la gente protesta e sembra che al 30 ottobre tutto sia preparato, almeno questo suggerisce uno scambio di lettere per ottenere il permesso di fare una solenne processione per la riposizione della statua e per l'ottenimento di speciali indulgenze. Tale solennità avrà luogo invece nel 1603 come attesta un'iscrizione apposta in fronte alla nuova cappella.

1604

... Fabbricata di maniera e di tal materia che fosse atta a resistere alli venti, gelo et altre intemperie d'aria che sogliono accadere nel verno particolarmente

Il Majocchi segnala quindi successivi lavori di abbellimento nel 1604 ed il 15 agosto di quell'anno, festa dell'Assunzione, una solenne funzione inaugurale della abbellita edicola e della nuova statua della Madonna (quella che giungerà fino a noi). Infatti la prima statua in legno dorato, fatta eseguire nel 1601 ed esposta nel 1603, non poté resistere all'inclemenza dell'inverno pavese e fu sostituita da una di materia più resistente, opera del Maestro Pietro Lobbia, artista di Gandria, in Svizzera, erede di una famiglia di artigiani/artisti.

Pietro Lobbia ricevette l'incarico nella primavera del 1604 e consegnò l'opera per il 15 agosto, ricevendone 19 ducatoni e promettendo, il 27 agosto 1604, davanti al notaio che «detta Santa Imagine di NS ... starà ferma et incontaminabile in ogni evento di vento, nebbia, gelo...».

La Madonna di Piazza Grande fu subito oggetto della venerazione popolare e la misura di tale devozione viene evidenziata al Majocchi dall'esame dei documenti del 1605 e 1606.

Un mercante molto facoltoso, che le carte municipali mostrano assiduo collaboratore della Provvisione, specialmente per gli interessi finanziari della città, Baldassarre Campari detto il Landino, quale rappresentante dei commercianti di Piazza Grande, chiede al Comune il permesso di poter celebrare con una certa solennità il servizio religioso nel piccolo oratorio.

Tutte le sere, al suono dell'Ave Maria, il popolo si affollava a recitare l'Angelus, mentre venivano accesi numerosi ceri sull'Altare. Successivamente - sempre per interessamento del Landino - nelle solennità della Madonna, il coro dei musici della Cattedrale, finito l'Angelus, cantava armoniosamente il Salve Regina.

E poi il Salve Regina si cantò non solo nelle feste della Madonna, ma anche nelle principali solennità della Chiesa e tutti i sabati, sicché i musici facevano ottanta serate l'anno in Piazza Grande. «Quella Madonna - annota ancora il Majocchi - era l'amichevole protettrice di tutta la falenge dei popolani viventi del piccolo commercio di Piazza, Grande; era il loro orgoglio e quasi la sensibile espressione del loro sentimento religioso».

Un'immagine molto amata, un simbolo della città, che ha assistito dall'alto a invasioni, pestilenze, rivolte, cambiamenti economici e sociali.

[1] Rodolfo Majocchi "La Madonna di Piazza Grande". Pavia, Premiata tipografia Succ. Fratelli Fusi, largo di via Roma n. 7, 1903. Ripubblicato dalla Tipografia Fusi - Pavia nel 1988.

[2] All'Anonimo Ticinese ha dato un nome nel 1927 Mons. Faustino Gianani, studiando antichi documenti in Vaticano. Si tratta di Opicino de Canistris, chierico pavese cantore della Pavia del Trecento, che descrisse con l'accorata nostalgia dell'esule (ad Avignone).

1872

La Madonna viene collocata nello scurolo (cripta) del Duomo

«Fabbricata di maniera e di tal materia che fosse atta a resistere alli venti, gelo et altre intemperie d'aria che sogliono accadere» - come era detto - nell'assegnazione del lavoro a Pietro Lobbia da Gandria - la Statua della Madonna di Piazza Grande rimase sul Broletto per circa tre secoli, fino al fatale 1872, allorché l'Autorità comunale, in un periodo di forti contrasti e turbamenti sociali, nell'ottobre 1872, collocò la statua nello scurolo del Duomo, dopo vari accordi con la Fabbriceria e il Vescovo. La devozione verso la Vergine non venne però meno, tanto che la Fabbriceria del Duomo dovette intervenire per regolare l'afflusso dei devoti limitando l'accesso alla cripta ad alcune fasce orarie. In particolare la Statua «era di speciale culto delle Erbivendole della Piazza che provvedevano ad ogni spesa per illuminazione e manutenzione dell'Altare».

1986

La prof. Anna Maria Garofoli de Paoli inizia il cammino verso il restauro e la ricollocazione della Statua sul Broletto

E proprio nella cripta della Cattedrale ha luogo il singolare incontro della Madonna di Piazza Grande con una professoressa, docente di lingua inglese nella vicina scuola "Casorati", ospitata all'epoca nel Broletto, che, nelle ore "buche", va a ritemprare lo spirito in Duomo, dove, d'inverno, la celebrazione della Messa è officiata nel più caldo scurolo. Siamo nel 1986 e la signora, che si chiama Anna Maria Garofoli de Paoli, nota per prima cosa che la statua è molto grande rispetto al luogo che la ospita.

La Madonna tiene in braccio il Bambino, ha il viso incorniciato da capelli biondi e le ricorda certe Madonne fiamminghe; il Suo manto le sembra avere l'ampiezza dei manti secenteschi pieni di vento... La Madonna è dipinta (ridipinta) in modo ingenuo e appariscente, ha l'estremità del naso satura di umidità, il bel viso squamato ed impolverato. E tuttavia la professoressa Garofoli ne intravede, con sensibilità e con l'intelligenza del cuore, la bellezza nascosta.

La Madonna racchiude un segreto, che le viene casualmente svelato da uno studio dei suoi allievi: è stata creata per il Broletto e per tre secoli ha dominato la Piazza, presenza benevola ed amata.

Scriverà di getto un articolo - il suo primo articolo - che narra della singolare scoperta e che sarà pubblicato nel "Dossier Monumenti" de "La Provincia Pavese" del 24 febbraio 1988.

Comincia così, semplicemente, l'avventura per il ritorno della Madonna di Piazza Grande sul Broletto.

Questa storia passerà attraverso l'organizzazione di una Mostra nella cripta della Cattedrale (7 giugno 1988) per far conoscere la storia dell'effigie della Madonna. In 50 giorni più di 7.300 persone firmano per il ritorno della statua sul Broletto.

L'interesse si amplia. Il 12 gennaio 1990 la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici dà il parere favorevole alla ricollocazione della Madonna nel suo sito originario e si avviano le pratiche per il restauro della Statua.

1991

Il restauro

Il 21 maggio 1991 si costituisce presso lo studio del notaio Giuseppe Gallotti di Pavia il Comitato promotore per il restauro della Madonna di Piazza Grande.

La statua esce dal Duomo il 19 giugno 1991 diretta a Bergamo, dove il restauro viene effettuato presso lo Studio Gabrieli-Traversi. Lo studio diagnostico viene compiuto dal Centro C.N.R. "Gino Bozzo" di Milano e dalla Società Syremont.

Nel 1991 lo scultore pavese Angelo Grilli progetta il Sigillo del Comitato e disegna una medaglia-scultura in bronzo dorato lumeggiato (cm. 6 di diametro) con l'effigie della Madonna avente il Bimbo in braccio, che tiene tra le mani il globo del mondo, sullo sfondo del Broletto. Nel retro una visione della Piazza con una lunga teoria di bancarelle, quelle dei commercianti pavesi che, nel corso dei secoli, l'hanno fervorosamente pregata, insieme ai cittadini e ai nobili.

La prenotazione della medaglia servirà, insieme ad una apposita sottoscrizione aperta presso la Banca del Monte di Lombardia, a finanziare il restauro della statua, che sarà quindi effettuato dai cittadini pavesi.

Il 7 novembre 1992 in Duomo avviene la presentazione alla città della Statua secentesca della Madonna di Piazza Grande, restaurata, con un grande concerto, con l'orchestra della città di Pavia, diretta da Maurizio Dones, il coro della città di Pavia, diretto da Francesco Frapolli e il Collegium vocale diretto da Paolo Cambieri.

Il restauro fatto a regola d'arte, finanziato dai cittadini pavesi, restituisce a Pavia una Madonna originale di grande bellezza, un simbolo della città, che per il momento rimane ospite della cattedrale, non più nella cripta però.

Ma gli eventi sembrano ancora avversi: dopo la caduta della Torre Civica (17 marzo 1989), la cattedrale viene in parte chiusa al pubblico per motivi di stabilità, e la nostra statua rimane ancora confinata in un angolo buio del Duomo in riparazione.

1993

Il Comitato Madonna di Piazza Grande ONLUS.
La ricollocazione al sito originario

Il 14 settembre 1999 viene creato il Comitato Madonna di Piazza Grande - ONLUS, avente per scopo la ricollocazione della Statua della Madonna di Piazza Grande di Pavia - già restaurata a cura del disciolto Comitato promotore per il restauro della Madonna di Piazza Grande - al suo sito originario, nonché la protezione, conservazione e manutenzione della Statua, secondo le direttive delle autorità competenti.

Il 26 novembre 1999 presso la Sala Consigliare di Palazzo Mezzabarba avviene la presentazione di una stampa artistica a tiratura limitata di un calendario e di una brochure della statua secentesca della Madonna di Piazza Grande: presenta la prof.ssa Renata Crotti dell'Università di Pavia.

Il Sindaco Andrea Albergati assicura: la Madonna tornerà in Piazza Grande.

2002

La Madonna di Piazza Grande torna al Broletto

Il 21 dicembre 2002 la Madonna di Piazza Grande torna al Broletto! Alle ore 15 presso la Sala di Santa Maria Gualtieri - una delle tante chiese di Pavia, sconsacrata, restaurata ed adibita a spazio espositivo e di incontro - in Piazza Grande, il Comune di Pavia e il Comitato Madonna di Piazza Grande - ONLUS organizzano un incontro. Parlano: il Sindaco di Pavia, Andrea Albergati, il Vescovo di Pavia, Mons. Giovanni Volta, il Presidente del Comitato Madonna di Piazza Grande, Italo Carnevale Arella, e la prof.ssa Renata Crotti, docente all'Università di Pavia.

Ognuno porta una testimonianza sull'appassionante vicenda ed un omaggio alla figura della vera protagonista, la prof.ssa Anna Maria Garofoli, che è nel frattempo scomparsa, lasciando un grande vuoto. Alle 16 i presenti si ritrovano sotto il Palazzo Broletto, in Piazza Grande, che, in clima natalizio, è ancora animata da decine di bancarelle, per la benedizione del Vescovo.

Quando scende il drappo che nasconde la Madonna, dalla piazza si alza un grande applauso, preceduto da un attimo di commozione, di meraviglia per una statua che forse molti pavesi non immaginavano così bella, incorniciata dall'ampia vetrata del Broletto e sapientemente illuminata

La realizzazione di un sogno

Il ritorno della Madonna sul Broletto rappresenta la vittoria dell'immaginazione, della costanza, dell'intelligenza rispetto all'indifferenza, alla pigrizia, ai preconcetti.

È cioè la vittoria di una donna che ha perseguito un sogno, con coerenza e determinazione[1].

Una sognatrice sì, dotata di alta spiritualità, raffinatezza, gentilezza d'animo, generosità, ma dotata altresì di elevata capacità organizzativa, di capacità di comunicazione, di una grande apertura mentale, di capacità di scrittura e di ascolto.

Una donna naturalmente portata verso le cose belle, semplice nei modi, ma complessa per ricchezza dei sentimenti.

Insomma una donna eccezionale per un'avventura singolare, di cui sfortunatamente non ha potuto vedere la felice conclusione, essendo scomparsa nel giugno del 2000, fra il generale cordoglio, riuscendo peraltro nell'intento di restituire a Pavia una statua di eccezionale bellezza, un simbolo religioso, ma anche un emblema della città di straordinario impatto.

[1] Il percorso di realizzazione di questo sogno è stato raccontato dalla prof. Anna Maria Garofoli de Paoli stessa in numerosi articoli su giornali e riviste. In particolare la rivista della Camera di Commercio "Pavia Economica" (n. 4/1988 - pagg. 137 - 143) ha pubblicato un ampio articolo di Anna Maria Garofoli de Paoli, descrittivo della storia della Statua e dell'iter fino allora percorso per sottrarla all'oblio.